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Passeurs. La literatura italiana fuera de Italia (1945-1989). Recepción e imaginario

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Passeurs. La literatura italiana fuera de Italia (1945-1989). Recepción e imaginario

Passeurs. La literatura italiana fuera de Italia (1945-1989). Recepción e imaginario, a cura di Marco De Cristofaro, Florencia Fossati e Nora Sforza, ISBN 978-987-8927-78-7, Universidad de Buenos Aires, Buenos Aires, 2023, volume completo qui

I percorsi attraverso i quali la letteratura italiana è stata accolta all’estero sono molteplici e variegati. L’ingresso in sistemi letterari differenti non solo ha contribuito alla fisionomia di altre culture, ma ha partecipato anche alla creazione di un nuovo immaginario italiano. Lo studio della ricezione della letteratura italiana all’estero si presenta, dunque, come un importante campo di riflessione capace di offrire strumenti nuovi per l’analisi del panorama culturale dentro e fuori i confini nazionali. Il progetto Passeurs. La letteratura italiana del Secondo Novecento (1945-1989): ricezione e immaginario nasce nel 2018 allo scopo di rispondere a queste esigenze di ricerca e delineare i modi in cui la letteratura italiana tra il 1945 e il 1989 è stata diffusa e recepita in altri orizzonti culturali. Il progetto, diretto da Alejandro Patat (Università per Stranieri di Siena) e Brigitte Poitrenaud Lamesi (Université de Caen Normandie, Francia), in collaborazione con Silvia Fabrizio Costa (Université de Caen Normandie, Francia), Marco Carmello (Universidad Complutense de Madrid, Spagna), Marco De Cristofaro (Università per Stranieri di Siena, Italia / Université de Caen Normandie, Francia), Thea Rimini (Université de Mons, Université Libre de Bruxelles, Belgio) e Roberto Ubbidiente (Humboldt-Universität zu Berlin, Germania) ha dato i suoi primi risultati che sono stati raccolti nel volume Passeurs. La letteratura italiana del Secondo Novecento fuori d’Italia (1945-1989): ricezione e immaginario, pubblicato nel 2021 da Peter Lang nella collana Liminaires. In questo senso, il progetto ha voluto identificare i nodi attraverso cui si verifica l’attività di mediazione: in primo luogo, i passeurs, ovvero intellettuali, artisti, scrittori, traduttori, giornalisti che hanno favorito il passaggio da un sistema culturale all’altro. Un ulteriore spazio è stato poi dedicato ad alcuni strumenti privilegiati come riviste, antologie e istituzioni preposte all’esercizio della politica culturale. L’accento su figure specifiche ed emblematiche permette di sciogliere questioni cruciali sull’affermazione e la canonizzazione di autori e opere, svelando i processi reali che hanno portato alla loro diffusione in un nuovo sistema culturale. È apparso subito importante definire la metodologia alla base della ricerca e, allo stesso tempo, chiarire le ragioni dietro la scelta del periodo di riferimento. L’ipotesi di partenza si basa sulla volontà di coniugare nuovi dati storiografici inerenti alla ricezione con la costante ricostruzione dell’immaginario italiano. Per “ricezione” s’intende l’insieme di processi e di canali attraverso i quali la cultura italiana del periodo in esame è stata accolta, tradotta, diffusa, letta, interpretata e anche ostacolata in altri contesti nazionali e linguistico-culturali fuori d’Italia. A partire da una ricerca “materiale” su ciò che della cultura italiana è stato filtrato nel resto del mondo, tale approccio consente di gettare uno sguardo critico su ciò che essa ha finito per rappresentare fuori dai confini nazionali. Un secondo elemento metodologico è rappresentato dal concetto di “immaginario”, inteso come dispositivo mentale che procede per immagini e associazioni d’immagini, testuali e iconografiche. Si tratta, in altre parole, di una ricomposizione del reale che include elementi simbolici e materiali. In tale accezione, il ruolo del passeur non si limita alla funzione tradizionale di semplice “mediatore”, ma va anche considerato come l’attività di colui che ha voluto riconfigurare liberamente un immaginario culturale italiano sulla base di una propria posizione intellettuale. Ad arricchire ulteriormente l’analisi sono stati considerati oggetti di studio anche le opere di scrittori non italiani che hanno scelto come sfondo delle loro narrazioni un’Italia significativamente reinventata e reinterpretata quale serbatoio d’immagini sensibili e poetiche. La scelta delle due rotture storiche del secolo, la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino (1945-1989), rispecchia il principio fondativo dello studio: collocare le figure dei passeurs nel proprio tempo e nel proprio spazio culturale. L’individuazione del periodo risponde a una precisa riflessione metodologica: tali cesure hanno implicato ricomposizioni socio-politiche a livello europeo a loro volta contraddistinte da eventi corrispondenti più o meno ai principali cambiamenti tecnologici, sociali e culturali, che a partire dal 1945 (dopo la fase della ricostruzione) hanno segnato l’inizio e la fine di un eccezionale periodo di sviluppo economico-sociale. La caduta del muro di Berlino, d’altro canto, ha imposto cambiamenti politici radicali coincidenti con la fine di una certa visione dell’Europa e del mondo. Pur consapevoli che non esista una netta soluzione di continuità rispetto al periodo successivo, consideriamo gli eventi caratterizzanti le due date come dirimenti per una periodizzazione che sia ad un tempo simbolica e significativa per la cultura italiana del secondo Novecento. La molteplicità di traiettorie che ha coinvolto autori e testi nel loro ingresso in nuovi sistemi letterari ha visto così la necessaria convergenza di approcci metodologici diversi. Il convegno tenutosi a Buenos Aires è una chiara dimostrazione delle possibilità di indagine di un simile campo di studi: i contributi spaziano dai Translation Studies ai Cultural Studies, si appoggiano alle teorie della ricezione, ai dati ricavati dalla storia della lettura e dell’editoria, considerano recenti studi dedicati all’immaginario e alla sociologia della letteratura, e soprattutto coinvolgono diverse aree geografiche, dall’Europa, all’America Latina, all’Asia. I risultati sono considerevoli se si pensa soprattutto all’interazione tra il periodo storico considerato e lo spazio culturale in cui si è sviluppato. Proprio la dialettica tra il campo letterario di origine delle opere e quello di arrivo si è rivelato un proficuo terreno che occorrerà ulteriormente indagare per comprendere la reciproca influenza nella conformazione di un immaginario. Una simile dimensione dialettica e relazionale potrà contribuire a comprendere i processi che portano alla definizione di un canone letterario che non può più basarsi sul solo contesto nazionale. L’accento sull’orizzonte storico-geografico si rivela un valore aggiunto per definire la complessa rete di relazioni intellettuali, artistiche e di pensiero che contribuisce alla circolazione delle idee, dei progetti e dei prodotti culturali. Sono necessarie, infine, alcune parole sullo sviluppo del convegno stesso. In origine, le coordinate spazio-temporali per l’incontro erano Buenos Aires, fine agosto 2020. La scelta della capitale argentina come sede non è stata casuale, ma, anzi, frutto di una pianificazione del lavoro che ha l’aspirazione di chiudere gli incontri sui Passeurs in uno dei luoghi-simbolo dell’italianità diffusa. Buenos Aires, metropoli di ben 16 milioni di abitanti, è composta da un tessuto sociale e culturale misto di cui un’altissima percentuale è di origine italiana. L’Universidad de Buenos Aires avrebbe ospitato il Convegno insieme al Centro Ítalo-Argentino de Altos Estudios e l’Istituto Italiano di Cultura, tre istituzioni nate da immigranti italiani e dedicate alla diffusione della cultura italo-argentina. Sia la data che il luogo originari purtroppo sono stati modificati a causa della pandemia di Covid-19: siamo stati costretti a rimandare il convegno di un anno e a spostare gli incontri online. Ciononostante, i tre giorni, in cui sono state suddivise le varie sessioni inizialmente previste, si sono rivelati un momento proficuo di scambio, che ha permesso il dialogo tra diverse prospettive di ricerca sia in termini metodologici sia inerenti spazi culturali distanti tra loro. L’ampia partecipazione di studiosi provenienti da università europee, dall’America Latina, dall’Asia e dall’Australia ha favorito un dialogo interoceanico perfettamente in linea con le aspettative del progetto e con le aspirazioni del convegno. È stato subito evidente che l’incontro rappresentasse, certo, un punto di arrivo per un percorso di ricerca pluriennale, ma fosse altresì un momento per stimolare ulteriori studi in un ambito vasto ancora da sondare ed esplorare. Lo stimolo ad approfondire spunti, riflessioni, dialoghi nati durante le giornate, almeno idealmente, portegne non poteva, dunque, che concludersi con la promessa di incontrarsi nuovamente e dal vivo nel prossimo futuro per condividere i progressi delle nostre indagini e recuperare tutto quello che la pandemia non ha permesso. Nell’aspirazione alla diffusione della conoscenza e alla condivisione di esperienze culturali, in parte, e per un breve periodo, abbiamo agito come passeurs del XXI secolo e crediamo quindi che sia fondamentale dare seguito a una prospettiva di ricerca che merita chiaramente ulteriori approfondimenti. Il comitato organizzatore vuole ringraziare da una parte i membri originari del progetto Passeurs per l’iniziativa proposta e l’invito ai colleghi ricercatori a presentare i loro lavori; dall’altra, tutti i relatori che hanno partecipato al Convegno

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